Il sole attende dietro una striscia di terra, poco prima aveva infiammato il cielo e la terra. A vedere tutto questo buio chi l’avrebbe mai detto che fino a poco fa la terra era in fiamme? Come un sogno ardente portato da Morfeo, come un soffio di vento caldo, come un abbraccio nel pianto. Cammini nell’unica striscia che rimane, mentre il sole muore. Nuoti nell’ultimo raggio tiepido che dipinge con due pennellate il tetto del mondo, due pennellate veloci di rosso o di lilla. Io l’ho visto dal mare, immerso nell’acqua, abbracciato ad un sogno. Alle mie spalle c’era il buio e la luna, davanti a me la torre ed il sole che salutava ogni essere vivente con ghirigori nel cielo. Dopo aver divampato, brillato, bruciato eccolo spegnersi lentamente, con regalità ed eleganza lasciando spazio al buio lasciando spazio ai pensieri. Snidati nell’animo, svegliati dalle stelle eccoli emergere come piccole lucciole. I pensieri fanno casa nella notte, squarciano il buio perché conoscono i nomi delle stelle. Piano vi si aggrappano e costruiscono castelli di carte con cui poi il mattino giocherà ridendo, le disfarrà e riordinerà il mazzo. Il mare suona la sua melodia, la risacca conta i passi del cuore e la mente fatica a stargli dietro. Che peso hanno gli incubi? Scarabocchi su una lavagna magica che sempre il sole cancellerà, domani non ne avrai più traccia. Compro un sogno e lo metto tra scontrini scoloriti nel portafogli, lo compro di notte ma questa volta il giorno complice lo completerà con dettagli di fuoco. Imprimerà i suoi raggi sulle mille strade ed i volti, colorerà le case ed i boschi e forse domani potrò sentirne perfino il sapore. Due note sul pianoforte, compongono una melodia. Da una parte la luna ed il buio dall’altra il sole e la torre. Guardo queste piccole mani, due lacrime mi rigano il volto stanco, per il lavoro e per la gioia. Nessuna strada è facile, che sia la luna ad illuminare i miei passi o che sia infuocata dai dardi dell’astro più luminoso. Nessuna strada è troppo difficile, in salita, scoscesa se ho la luna sul mio collo ed il sole in un altro. Come il sole e come la luna inizio il mio viaggio ogni notte, ricomincio da qui, tutte le notti uguale tutte le notti diverso. Il sole attende dietro un pezzo di terra, poco prima aveva infiammato il cielo e la terra. Mi alzo da terra, mi tolgo la polvere dai pantaloni e riparto. Non c’è requie per la fantasia, non c’è strada finita per la vita, non c’è morte per i sogni.
martedì 15 settembre 2009
La Luna e il buio, il sole e la torre
Il sole attende dietro una striscia di terra, poco prima aveva infiammato il cielo e la terra. A vedere tutto questo buio chi l’avrebbe mai detto che fino a poco fa la terra era in fiamme? Come un sogno ardente portato da Morfeo, come un soffio di vento caldo, come un abbraccio nel pianto. Cammini nell’unica striscia che rimane, mentre il sole muore. Nuoti nell’ultimo raggio tiepido che dipinge con due pennellate il tetto del mondo, due pennellate veloci di rosso o di lilla. Io l’ho visto dal mare, immerso nell’acqua, abbracciato ad un sogno. Alle mie spalle c’era il buio e la luna, davanti a me la torre ed il sole che salutava ogni essere vivente con ghirigori nel cielo. Dopo aver divampato, brillato, bruciato eccolo spegnersi lentamente, con regalità ed eleganza lasciando spazio al buio lasciando spazio ai pensieri. Snidati nell’animo, svegliati dalle stelle eccoli emergere come piccole lucciole. I pensieri fanno casa nella notte, squarciano il buio perché conoscono i nomi delle stelle. Piano vi si aggrappano e costruiscono castelli di carte con cui poi il mattino giocherà ridendo, le disfarrà e riordinerà il mazzo. Il mare suona la sua melodia, la risacca conta i passi del cuore e la mente fatica a stargli dietro. Che peso hanno gli incubi? Scarabocchi su una lavagna magica che sempre il sole cancellerà, domani non ne avrai più traccia. Compro un sogno e lo metto tra scontrini scoloriti nel portafogli, lo compro di notte ma questa volta il giorno complice lo completerà con dettagli di fuoco. Imprimerà i suoi raggi sulle mille strade ed i volti, colorerà le case ed i boschi e forse domani potrò sentirne perfino il sapore. Due note sul pianoforte, compongono una melodia. Da una parte la luna ed il buio dall’altra il sole e la torre. Guardo queste piccole mani, due lacrime mi rigano il volto stanco, per il lavoro e per la gioia. Nessuna strada è facile, che sia la luna ad illuminare i miei passi o che sia infuocata dai dardi dell’astro più luminoso. Nessuna strada è troppo difficile, in salita, scoscesa se ho la luna sul mio collo ed il sole in un altro. Come il sole e come la luna inizio il mio viaggio ogni notte, ricomincio da qui, tutte le notti uguale tutte le notti diverso. Il sole attende dietro un pezzo di terra, poco prima aveva infiammato il cielo e la terra. Mi alzo da terra, mi tolgo la polvere dai pantaloni e riparto. Non c’è requie per la fantasia, non c’è strada finita per la vita, non c’è morte per i sogni.
giovedì 10 settembre 2009
Festa dei Tabernacoli
Ecco la foto del nostro tabernacolo. L'argomento che è stato rappresentato è: cosa vorresti che facesse il Sindaco o quale legge vuoi che venga fatta. Ovviamente al primo posto c'erano tutte le leggi che mettevano in risalto la Torre. A seguire le richieste più o meno particolari fatte dai vari cittini.
sabato 5 settembre 2009
La Città dei Racconti
Che nervi che ho,
non so' nemmeno il perchè,
forse quest'aria,
questa luce.
La città dei racconti,
quella che non esiste,
che ti fa guarire,
ti aspetta.
Lì tutto è permesso,
si realizza qualsiasi desiderio,
anche quelli che avevi dimenticato,
quelli che avevi lasciato.
Questa città non tua,
t'appartiene,
sei come lei,
ti senti dentro di lei.
venerdì 4 settembre 2009
MA PRATO NON FU SEMPRE GUELFA!
E' innegabile: Prato prese parte alla battaglia di Montaperti... ma dalla parte sbagliata! E vi partecipò con 1.500 fanti, un contributo non piccolo, se si pensa che lo stesso contingente fiorentino non superava le 5.000 unità.
Ma a parziale difesa dei miei concittadini, tengo a precisare che Prato non fu sempre guelfa, anzi! Finchè non si vendette (ahimé, sempre per sottrarsi al giogo fiorentino) ai D'angiò, Prato fu per lunghi tratti caposaldo del ghibellinismo nel centro italia.
Cito dal sito www.pratoartestoria.it:
"Ad una prima fase di predominio ghibellino, durante la quale la città fu spesso sede dei vicari imperiali per la Toscana ed ospitò più volte gli imperatori Arrigo IV ed Ottone IV, successe, con qualche parentesi, un lungo periodo di preponderanza della parte guelfa, alla cui causa in una sfera più ampia, Prato dava intanto un valido apporto di carattere militare, con un impegno cui non erano certo estranee le ragioni di un'accorta politica commerciale che si giovava dell'appoggio dei maggiori comuni schierati nello stesso campo.
Il fattore determinante che faceva di Prato una città guelfa va ricercato nell'importanza che assai per tempo assunsero nella vita cittadina le classi popolari, naturalmente ostili all'Impero ed ai magnati che da quello ritraevano autorità e sostegno. Già nel 1193 al regime aristocratico dei consoli si era sostituito quello podestarile: ma il governo cittadino doveva ancora più democratizzarsi per una costante spinta dal basso di nuove forze sociali. Mentre vivaci fermenti agitavano la società pratese, che dalla fine del XII secolo alla metà del '200 fu tra le più pronte ad accogliere, elaborare e diffondere idee innovatrici spinte fino alla negazione di ogni struttura statale, la classe artigiana organizzata come un vero Stato nello Stato - economicamente nelle Arti, militarmente nelle Società del Popolo - riusciva nel 1240 ad affermare il proprio potere in opposizione alla Società dei Militi che riuniva il patriziato ed alle Arti maggiori dei mercanti e dei giudici, anticipando di anni quell'evoluzione che doveva poi verificarsi anche in altre città. Istituzionalizzato con la creazione della magistratura del Capitano del Popolo, tale ordinamento, pur lasciando ai margini altri strati sociali (peraltro in parte rappresentati dal Consiglio Generale), costituì un sistema dei più avanzati fra quanti mai reggessero una città-stato medievale, assicurando al governo una base popolare insolitamente ampia per l'epoca.
Nell'ultima delle parentesi di predominio ghibellino che dicevamo (1239-1250), Prato tornò ad essere sede del vicariato imperiale per la Toscana, con Pandolfo di Fasanella e Federico di Antiochia, figlio dell'imperatore Federico II di Svevia e appunto vicario con titolo regale per l'intera regione (nel 1241 sarà in città anche Enzo re di Sardegna, altro figlio di Federico II). Certo per volontà del padre il d'Antiochia ingrandisce e trasforma l'antico fortilizio al centro di Prato, per farne sostegno del potere ghibellino, presidio della via fra Germania e regno siculo-napoletano, infine simbolo della maestà dell'Impero: nasce così (ma non sarà terminato per la morte nel 1250 dell'imperatore e il rapido mutare delle sorti politiche) uno dei più splendidi esempi di architettura sveva, frutto di quella cultura federiciana che era nutrita di apporti classici, nordici e saraceni.
Nel 1249, dal castello pratese in costruzione, il d'Antiochia guida alla presa della guelfa Firenze i suoi cavalieri germanici rafforzati da milizie pratesi e da fuorusciti ghibellini toscani: dopo tre giorni di assedio Firenze cede il 2 febbraio ed i guelfi fiorentini sono in fuga. Il d'Antiochia li caccia anche per le campagne e conquista pure Capraia sull'Arno dove una parte di essi si era rifugiata, presso un ramo degli Alberti di Prato passati (fatto singolare) a Parte Guelfa. La spedizione del '49 entrerà probabilmente nel DNA storico dei fiorentini, che vedranno a lungo Prato come una minaccia e cercheranno di ottenere il presidio del temibile castello pratese."
Il fattore determinante che faceva di Prato una città guelfa va ricercato nell'importanza che assai per tempo assunsero nella vita cittadina le classi popolari, naturalmente ostili all'Impero ed ai magnati che da quello ritraevano autorità e sostegno. Già nel 1193 al regime aristocratico dei consoli si era sostituito quello podestarile: ma il governo cittadino doveva ancora più democratizzarsi per una costante spinta dal basso di nuove forze sociali. Mentre vivaci fermenti agitavano la società pratese, che dalla fine del XII secolo alla metà del '200 fu tra le più pronte ad accogliere, elaborare e diffondere idee innovatrici spinte fino alla negazione di ogni struttura statale, la classe artigiana organizzata come un vero Stato nello Stato - economicamente nelle Arti, militarmente nelle Società del Popolo - riusciva nel 1240 ad affermare il proprio potere in opposizione alla Società dei Militi che riuniva il patriziato ed alle Arti maggiori dei mercanti e dei giudici, anticipando di anni quell'evoluzione che doveva poi verificarsi anche in altre città. Istituzionalizzato con la creazione della magistratura del Capitano del Popolo, tale ordinamento, pur lasciando ai margini altri strati sociali (peraltro in parte rappresentati dal Consiglio Generale), costituì un sistema dei più avanzati fra quanti mai reggessero una città-stato medievale, assicurando al governo una base popolare insolitamente ampia per l'epoca.
Nell'ultima delle parentesi di predominio ghibellino che dicevamo (1239-1250), Prato tornò ad essere sede del vicariato imperiale per la Toscana, con Pandolfo di Fasanella e Federico di Antiochia, figlio dell'imperatore Federico II di Svevia e appunto vicario con titolo regale per l'intera regione (nel 1241 sarà in città anche Enzo re di Sardegna, altro figlio di Federico II). Certo per volontà del padre il d'Antiochia ingrandisce e trasforma l'antico fortilizio al centro di Prato, per farne sostegno del potere ghibellino, presidio della via fra Germania e regno siculo-napoletano, infine simbolo della maestà dell'Impero: nasce così (ma non sarà terminato per la morte nel 1250 dell'imperatore e il rapido mutare delle sorti politiche) uno dei più splendidi esempi di architettura sveva, frutto di quella cultura federiciana che era nutrita di apporti classici, nordici e saraceni.
Nel 1249, dal castello pratese in costruzione, il d'Antiochia guida alla presa della guelfa Firenze i suoi cavalieri germanici rafforzati da milizie pratesi e da fuorusciti ghibellini toscani: dopo tre giorni di assedio Firenze cede il 2 febbraio ed i guelfi fiorentini sono in fuga. Il d'Antiochia li caccia anche per le campagne e conquista pure Capraia sull'Arno dove una parte di essi si era rifugiata, presso un ramo degli Alberti di Prato passati (fatto singolare) a Parte Guelfa. La spedizione del '49 entrerà probabilmente nel DNA storico dei fiorentini, che vedranno a lungo Prato come una minaccia e cercheranno di ottenere il presidio del temibile castello pratese."
4 SETTEMBRE 1260

La lega guelfa comprendeva, oltre a Firenze, Bologna, Prato, Lucca, Orvieto, San Gimignano, San Miniato, Volterra e Colle Val d'Elsa. Il suo esercito si muove di nuovo verso Siena, con la giustificazione della necessità di riconquistare Montepulciano e Montalcino. Per quanto consigliati altrimenti da Tegghiaio Aldobrandi degli Adimari, i comandanti fecero passare l'esercito alle porte di Siena anche perché desiderosi di rivalsa dopo la scaramuccia di maggio e si accampano nelle vicinanze del fiume Arbia, a Montaperti, il 2 settembre 1260. In tale giorno gli ambasciatori guelfi consegnarono un ultimatum al Consiglio dei Ventiquattro, il governo di Siena, che fu respinto, seppure con qualche incertezza di una parte favorevole alla trattativa.
Per meglio motivare i cavalieri tedeschi, fu deliberato di corrispondergli una doppia paga grazie ai fondi forniti da Salimbene de' Salimbeni (la cui famiglia fonderà nel 1472 la banca Monte dei Paschi). Le cronache indicano in trentamila fanti e tremila cavalieri le forze della lega guelfa.
Le forze ghibelline ammontavano a ventimila unità, composte da ottomila fanti senesi, tremila pisani e duemila fanti di re Manfredi. A loro, si aggiungevano i fuorusciti fiorentini, i cortonesi, i ternani, i santafioresi ed i bonizzesi - nonostante in quel momento Poggiobonizio (la futura "Poggibonsi") fosse occupato dai fiorentini - e i cavalieri tedeschi.
Nello stesso giorno, la città, in solenne processione guidata da Buonaguida Lucari, fu dedicata alla Madonna in cambio della sua protezione durante la battaglia. A quel tempo, nella Cattedrale di Siena era conservata sull'altare maggiore la Madonna dagli Occhi Grossi, attualmente esposta presso il Museo dell'Opera del Duomo a Siena.
Il 3 settembre l'esercito senese-ghibellino guidato da Provenzano Salvani uscì da Porta Pispini, diretto al Poggio delle Ropole (l'odierno paese di Taverne d'Arbia), in prossimità dell'accampamento guelfo, che si era spostato nel frattempo sul Poggio delle Cortine da dove poteva controllare i movimenti dei ghibellini. Una leggenda narra che i senesi fecero sfilare il proprio esercito per tre volte davanti all'esercito guelfo, cambiando ogni volta i vestiti con i colori dei terzi di Siena cercando di far credere che le proprie forze fossero tre volte più numerose di quello che fossero in realtà.
La mattina del 4 settembre l'esercito ghibellino, superato il fiume Arbia, si prepara alla battaglia. Era formato da quattro divisioni, che si posizionarono sul campo di battaglia così da tentare una manovra d'accerchiamento.
La prima divisione, guidata dal conte d'Arras, doveva attaccare i guelfi alle spalle al grido d'invocazione di San Giorgio. La seconda, guidata dal conte Giordano d'Anglano, e la terza, guidata da Aldobrandino Aldobrandeschi di Santa Fiora, dovevano impegnare frontalmente l'esercito guelfo, nonostante il sole contrario e la pendenza del terreno. La quarta, comandata da Niccolò da Bigozzi, era posta a guardia del carroccio senese.
Un'altra delle leggende relative alla battaglia, ricorda la figura del cavaliere tedesco Gualtieri d'Astimbergh il quale, avendo il privilegio di attaccare per primo, dopo essersi avvicinato lentamente ai nemici, caricò lancia in resta il capitano dei lucchesi che fu trapassato da parte a parte. Dopo aver recuperato la lancia, uccise altri due cavalieri e poi, persa l'arma, si fece largo tra i nemici con la spada. Nelle prime fasi della battaglia, non solo i fanti guelfi ressero ai primi attacchi dei ghibellini, ma contrattaccarono a loro volta. Questo spinse la quarta divisione di Niccolò da Bigozzi a contravvenire agli ordini e intervenire lasciando la difesa del carroccio senese.
Dopo alterne fasi della battaglia, verso il pomeriggio partì un contrattacco dei ghibellino-senesi.
È in questa fase che si verificò l'episodio di Bocca degli Abati. Questi, seppure al fianco dei guelfi fiorentini a causa di complicati interessi e alleanze, era in realtà di parte ghibellina. Alla vista del contrattacco senese, Bocca si avvicinò al portastendardo fiorentino Jacopo de' Pazzi e gli tranciò di netto la mano che reggeva l'insegna. Questo causò un notevole sconcerto tra le file guelfe. Su quanto questo episodio sia stato importante per l'esito della battaglia, ci sono da secoli opinioni controverse.
Oltre a questo episodio, in questa fase dalle file ghibelline si alzò l'invocazione a San Giorgio, segnale per la prima divisione, quella del conte d'Arras, che attaccò i fiorentini alle spalle. Il conte stesso uccise il comandante generale dei fiorentini Iacopino Rangoni da Modena. È a questo l'inizio della rotta dei guelfo-fiorentini. I ghibellini si lanciarono all'inseguimento e iniziarono "lo strazio e 'l grande scempio che fece l'Arbia colorata in rosso" (Dante, Divina Commedia, Inferno, Canto X, 85) durato fino all'arrivo della notte. Si calcola che le perdite siano ammontate a diecimila morti e quindicimila prigionieri in campo guelfo, di cui 2500 e 1500 fiorentini, e 600 morti e 400 feriti in campo ghibellino.
Solo al calare della notte i comandanti ghibellini diedero l'ordine di salvare la vita di chi si fosse arreso, uccidendo comunque tutti i fiorentini che fossero stati catturati. Questi ultimi, uditi i comandi della parte avversa, cancellarono dai vestiti i segni di riconoscimento e si mescolarono ai loro alleati per aver salva la vita.
Ancora una leggenda racconta della vivandiera Usilia che, da sola, catturò 36 fiorentini salvandogli allo stesso tempo la vita. Il sacco al campo guelfo permise ai ghibellini di catturare quasi diciottomila animali tra cavalli, buoi e animali da soma.
Le bandiere e gli stendardi dei fiorentini furono presi e lo stesso gonfalone di Firenze fu attaccato alla coda di un asino e trascinato nella polvere.
« Lo strazio e 'l grande scempio
che fece l'Arbia colorata in rosso,tal orazion fa far nel nostro tempio. »
(Inferno X, 85)
Per meglio motivare i cavalieri tedeschi, fu deliberato di corrispondergli una doppia paga grazie ai fondi forniti da Salimbene de' Salimbeni (la cui famiglia fonderà nel 1472 la banca Monte dei Paschi). Le cronache indicano in trentamila fanti e tremila cavalieri le forze della lega guelfa.
Le forze ghibelline ammontavano a ventimila unità, composte da ottomila fanti senesi, tremila pisani e duemila fanti di re Manfredi. A loro, si aggiungevano i fuorusciti fiorentini, i cortonesi, i ternani, i santafioresi ed i bonizzesi - nonostante in quel momento Poggiobonizio (la futura "Poggibonsi") fosse occupato dai fiorentini - e i cavalieri tedeschi.
Nello stesso giorno, la città, in solenne processione guidata da Buonaguida Lucari, fu dedicata alla Madonna in cambio della sua protezione durante la battaglia. A quel tempo, nella Cattedrale di Siena era conservata sull'altare maggiore la Madonna dagli Occhi Grossi, attualmente esposta presso il Museo dell'Opera del Duomo a Siena.
Il 3 settembre l'esercito senese-ghibellino guidato da Provenzano Salvani uscì da Porta Pispini, diretto al Poggio delle Ropole (l'odierno paese di Taverne d'Arbia), in prossimità dell'accampamento guelfo, che si era spostato nel frattempo sul Poggio delle Cortine da dove poteva controllare i movimenti dei ghibellini. Una leggenda narra che i senesi fecero sfilare il proprio esercito per tre volte davanti all'esercito guelfo, cambiando ogni volta i vestiti con i colori dei terzi di Siena cercando di far credere che le proprie forze fossero tre volte più numerose di quello che fossero in realtà.
La mattina del 4 settembre l'esercito ghibellino, superato il fiume Arbia, si prepara alla battaglia. Era formato da quattro divisioni, che si posizionarono sul campo di battaglia così da tentare una manovra d'accerchiamento.
La prima divisione, guidata dal conte d'Arras, doveva attaccare i guelfi alle spalle al grido d'invocazione di San Giorgio. La seconda, guidata dal conte Giordano d'Anglano, e la terza, guidata da Aldobrandino Aldobrandeschi di Santa Fiora, dovevano impegnare frontalmente l'esercito guelfo, nonostante il sole contrario e la pendenza del terreno. La quarta, comandata da Niccolò da Bigozzi, era posta a guardia del carroccio senese.
Un'altra delle leggende relative alla battaglia, ricorda la figura del cavaliere tedesco Gualtieri d'Astimbergh il quale, avendo il privilegio di attaccare per primo, dopo essersi avvicinato lentamente ai nemici, caricò lancia in resta il capitano dei lucchesi che fu trapassato da parte a parte. Dopo aver recuperato la lancia, uccise altri due cavalieri e poi, persa l'arma, si fece largo tra i nemici con la spada. Nelle prime fasi della battaglia, non solo i fanti guelfi ressero ai primi attacchi dei ghibellini, ma contrattaccarono a loro volta. Questo spinse la quarta divisione di Niccolò da Bigozzi a contravvenire agli ordini e intervenire lasciando la difesa del carroccio senese.
Dopo alterne fasi della battaglia, verso il pomeriggio partì un contrattacco dei ghibellino-senesi.
È in questa fase che si verificò l'episodio di Bocca degli Abati. Questi, seppure al fianco dei guelfi fiorentini a causa di complicati interessi e alleanze, era in realtà di parte ghibellina. Alla vista del contrattacco senese, Bocca si avvicinò al portastendardo fiorentino Jacopo de' Pazzi e gli tranciò di netto la mano che reggeva l'insegna. Questo causò un notevole sconcerto tra le file guelfe. Su quanto questo episodio sia stato importante per l'esito della battaglia, ci sono da secoli opinioni controverse.
Oltre a questo episodio, in questa fase dalle file ghibelline si alzò l'invocazione a San Giorgio, segnale per la prima divisione, quella del conte d'Arras, che attaccò i fiorentini alle spalle. Il conte stesso uccise il comandante generale dei fiorentini Iacopino Rangoni da Modena. È a questo l'inizio della rotta dei guelfo-fiorentini. I ghibellini si lanciarono all'inseguimento e iniziarono "lo strazio e 'l grande scempio che fece l'Arbia colorata in rosso" (Dante, Divina Commedia, Inferno, Canto X, 85) durato fino all'arrivo della notte. Si calcola che le perdite siano ammontate a diecimila morti e quindicimila prigionieri in campo guelfo, di cui 2500 e 1500 fiorentini, e 600 morti e 400 feriti in campo ghibellino.
Solo al calare della notte i comandanti ghibellini diedero l'ordine di salvare la vita di chi si fosse arreso, uccidendo comunque tutti i fiorentini che fossero stati catturati. Questi ultimi, uditi i comandi della parte avversa, cancellarono dai vestiti i segni di riconoscimento e si mescolarono ai loro alleati per aver salva la vita.
Ancora una leggenda racconta della vivandiera Usilia che, da sola, catturò 36 fiorentini salvandogli allo stesso tempo la vita. Il sacco al campo guelfo permise ai ghibellini di catturare quasi diciottomila animali tra cavalli, buoi e animali da soma.
Le bandiere e gli stendardi dei fiorentini furono presi e lo stesso gonfalone di Firenze fu attaccato alla coda di un asino e trascinato nella polvere.
« Lo strazio e 'l grande scempio
che fece l'Arbia colorata in rosso,tal orazion fa far nel nostro tempio. »
(Inferno X, 85)
mercoledì 12 agosto 2009
Tra sacro e profano
Manco poco, manca così poco che mi manca di già l'aria. La notte divora il giorno, mentre il sole attende per scandirne un altro. Uno soltanto che mi separa da Siena. Uno soltanto prima che tutto abbia inizio. Un cielo dai colori indefiniti è carico di stelle e di segni, che vedo io soltanto perché io stesso li produco. Forse no, sono segni indelebili scritti con un gesso divino a cui io non so dare significato. Non capisco, io che non sono né un augure né un sacerdote.
Sale sulle labbra una preghiera soffocata tra i denti, mentre lo stomaco scalpita e la mente vola. Una preghiera che non ha parole e non ha Dio o forse ce l'ha celato dietro una lingua antica che non conosco.
Come scrivere dell'emozione prima del Palio? Del fremito che è come un brivido che anticipa la febbre, come un colpo perso al cuore che annuncia l'amore. Delle mille speranze appese ai fili di una notte che non ha colore e brilla soltanto. Speranze che volano così in alto, giocando con la luna chiara e che si perdono fino a confondersi con la luna stessa.
Dal petto mi sale una litania a Dio o al Dio delle speranze. In uno nodo alla gola che si mischia e si confonde tra sacro e profano, tra amore ed odio, tra gioia e disperazione. Confusione. Com'è pesante la testa! Che abbia preso tutto ciò che avevo nello stomaco e nel cuore, che ora sono vuoti nell'attesa che si consuma?
Fremente una campana suona cupa, ma è solo nella mia testa così come l'odore di tufo ed i canti. Sono solo in questa stanza. A chi donare le mie preghiere? Quali rituali od opportuni scongiuri è giusto ch'io faccia? A chi affidare le mie speranze di cui sono colmi i miei sogni tutte le notti?
Chiudo gli occhi e mi perdo in un sole che brilla in un cielo rosso cremisi e piango. Per questa dolcezza fremente, per questo attesa snervante colma d'amore.
Questo è il Palio e presto sarà tutto cominciato....
Sale sulle labbra una preghiera soffocata tra i denti, mentre lo stomaco scalpita e la mente vola. Una preghiera che non ha parole e non ha Dio o forse ce l'ha celato dietro una lingua antica che non conosco.
Come scrivere dell'emozione prima del Palio? Del fremito che è come un brivido che anticipa la febbre, come un colpo perso al cuore che annuncia l'amore. Delle mille speranze appese ai fili di una notte che non ha colore e brilla soltanto. Speranze che volano così in alto, giocando con la luna chiara e che si perdono fino a confondersi con la luna stessa.
Dal petto mi sale una litania a Dio o al Dio delle speranze. In uno nodo alla gola che si mischia e si confonde tra sacro e profano, tra amore ed odio, tra gioia e disperazione. Confusione. Com'è pesante la testa! Che abbia preso tutto ciò che avevo nello stomaco e nel cuore, che ora sono vuoti nell'attesa che si consuma?
Fremente una campana suona cupa, ma è solo nella mia testa così come l'odore di tufo ed i canti. Sono solo in questa stanza. A chi donare le mie preghiere? Quali rituali od opportuni scongiuri è giusto ch'io faccia? A chi affidare le mie speranze di cui sono colmi i miei sogni tutte le notti?
Chiudo gli occhi e mi perdo in un sole che brilla in un cielo rosso cremisi e piango. Per questa dolcezza fremente, per questo attesa snervante colma d'amore.
Questo è il Palio e presto sarà tutto cominciato....
lunedì 10 agosto 2009
Un Torraiolo a Londra
Salve cari amici,
manca ormai poco e la gioia del rivederci mista alle prime tensioni si fa sempre più palpabile.
Molti sono gli impegni ed i modi per cercare di svagare la testa, ma il pensiero è uno soltanto....
ed ecco quello che ho raccolto nel mio piccolo viaggio a Londra.
manca ormai poco e la gioia del rivederci mista alle prime tensioni si fa sempre più palpabile.
Molti sono gli impegni ed i modi per cercare di svagare la testa, ma il pensiero è uno soltanto....
ed ecco quello che ho raccolto nel mio piccolo viaggio a Londra.
martedì 4 agosto 2009
Intervista al Capitano

Riporto di seguito l'intervista al nostro Capitano fatta da Laura Valdesi e pubblicata da "La Nazione" sabato scorso 1° agosto 2009.
La fotografia è invece stata scattata da Leandro Guazzini il 26 luglio durante il Giro.
Enrico Fatucchi, manca poco all'esordio: quale è lo stato d'animo? «Sono sereno, ritengo di aver fatto quanto reputavo opportuno, con senso di responsabilità. Non nascondo poi di essere anche un pizzico curioso di verificare se certi discorsi invernali trovano riscontro ad agosto. E poi sono tranquillo principalmente perché l'Oca, nostra avversaria, non corre». Eccoci: come si mette con le recenti dichiarazioni del capitano di Malborghetto in cui si riafferma la sussistenza della rivalità? «L'Onda è una Contrada con cui non abbiamo rapporti. Chiaro dunque che, qualora proprio la Torre non riuscisse a vincere, su questo faccio i debiti scongiuri, preferisco che abbia successo una consorella con cui c'è legame e collaborazione, con cui si fanno i partiti. Già ho un compito difficile nel contrastare l'Oca, non vado certo a cercarmene altri. Per farla breve: focalizzo gli sforzi per la vittoria di Salicotto e per la non vittoria dell'Oca. Qualsiasi tipo di risorsa mentale, di tempo, economica la impiego su questi due fronti». E' stata di recente battezzata un'altra Misciatelli: la Torre non aspetterà che cresca per una nuovo successo... Può vincere anche un capitano... «Faccio tutte le scaramanzie possibili, immagina quali! Battute a parte, La Torre si presenta al canape con una sete di successo pari alle Contrade che da più tempo non vincono. Molto dipenderà dalle ghiandine». Il colpo grosso sarebbe il ritorno di Trecciolino? «Chiedi se la Torre è disposta a montare Gigi? Certo, impossibile non fare una `dichiarazione d'amore' a chi ha vinto il Palio dopo 44 anni. Molto dipenderà dal cavallo, da lui e dalla Contrada a cui è legato». Cavalli: Fatucchi non nasconde di desiderarne uno competitivo. In effetti quando la Torre centrò il successo ebbe in sorte Berio. Cosa pensa allora dell'inserimento di Già? «Non avrei timore di perdere con un cavallo competitivo nella stalla, non vorrei aver già perso, però, la mattina della Tratta: mi sembrerebbe penalizzante nei confronti della Contrada che ha tanta voglia di affermarsi». Fantini: con un cavallo buono chi potrebbe venire in Salicotto? «Tittia ha fatto le proprie dichiarazioni sul giornale, che ho letto. Dè ha montato l'ultimo Palio nell'Oca, poi ci sono quelli legati alle Contrade. Affideremo il giubbetto al fantino che riterremo più adatto al cavallo che ci toccherà». Fatucchi è un capitano che ascolta i consigli dei collaboratori o fa di testa sua? «Ho voluto due soli mangini di cui sono contento e con i quali procedo in sintonia. Credo che quando il potere decisionale è di poche persone tutti possono influire sulle scelte a differenza di quando è eccessivamente allargato. Ascolto i collaboratori, mi hanno fatto cambiare idea in più occasioni ma loro sono stati nominati da me ed io dalla Contrada alla quale devo rispondere».C'è qualcosa che ha fatto arrabbiare il capitano?«Sì. Sono una persona seria e quando, poco dopo l'elezione, mi sono confrontato con dirigenze e fantini ho avuto la sensazione, almeno da parte di alcuni, che mi `annusassero' e fossi anche messo in discussione proprio nella serietà, valore in cui credo profondamente. Poi forse qualcosa ho cambiato io nell'atteggiamento, qualcosa hanno capito di me. Però aspetto la conferma con il cavallo buono».
lunedì 3 agosto 2009
TUTTE LE FACCE DEL GIRO
...Quasi tutte !!! :)
Video montato da Leonardo Castelli con le bellissime foto di Leandro Guazzini.
venerdì 31 luglio 2009
Sonetto in occasione della Festa Titolare 25-26 luglio 2009

Quando la Torre alza la bandiera
di rosso accende il cielo sopra Siena.
Orgogliosa si muove la sua schiera
con fierezza sulla pietra serena.
Ogni speranza ed ogni preghiera
ai Santi Protettori giunga piena.
Sarà meraviglioso questa sera
cingere Piazza come una catena
che senti sulla pelle e non si spezza.
Ha forza e la potenza dell'Amore,
è una passione che brucia ed accarezza,
palpita, scalda, ti entra dentro il cuore.
Così il passato bacia il suo futuro...
al ritmo del respiro di un tamburo.
martedì 28 luglio 2009
domenica 26 luglio 2009
26/7/2009 - Giro in città
venerdì 24 luglio 2009
PER BACCO

Bacco nostro che sei in cantina,
sia ricordato il tuo nome,
venga ricordato il tuo vino,
purchè sia genuino,
sia merlot o grignolino,
sia fatta la tua volontà nello stabilir la qualità,
dacci oggi la nostra sbornia quotidiana,
riempi i nostri bicchieri come noi li riempiamo ai nostri bevitori,
e non ci indurre a lavorare,
ma liberaci dall'acqua...
amen
Un fegato nuovo !!!
Ecco quello che ci vorrebbe per molti torraioli in questi giorni: un fegato di riserva !!! Ieri sera in friggitoria credo di aver dato qualche dispiacere al mio... stanotte giuro di aver sognato le animelle che facevano ginnastica con i ciambellini fritti... Stasera ultima sera di RiMangia & Ribevi !!!giovedì 23 luglio 2009
La città del Si

I musei più "intimi" della città si aprono al pubblico in occasione dei festeggiamenti per i 700 anni del Costituto Senese, le Contrade svelano i loro Musei ed i loro Oratori, un'iniziativa che si colloca all'interno del ricco cartellone di appuntamenti del festival "La Città del Sì" che prenderà il via sabato 12 settembre. Ogni sabato mattina sarà possibile visitare su prenotazione le sedi museali delle 17 Contrade . L'iniziativa è in onore dei 700 anni del Costituto, l'insieme delle norme che regolavano la vita della Repubblica senese che, nel 1309 il governo della città decise di far tradurre dal latino in volgare per renderle più facilmente consultabili ad un pubblico vasto. Oltre al ritorno a Palazzo Pubblico della copia originale dell'antico documento, altro fiore all'occhiello del festival sarà il coinvolgimento delle 17 Contrade. Ogni sabato mattina, dalle ore 10.00 alle 13.00, a partire dal giorno dell'inaugurazione, sarà possibile visitare su prenotazione (da effettuare presso il Comune di Siena) 6 musei di Contrada e lasciarsi raccontare, attraverso le testimonianze custodite all'interno di questi antichi luoghi, che cosa sono per i senesi la Contrada e il Palio un gioco che diventa vita vera e che, celebrato fin dal Medioevo, è affermazione dell'identità e dei valori di una città e del suo popolo. Si inizia sabato 12 settembre con la Nobil Contrada del Bruco che, in via del Comune, aprirà le porte del suo Museo e dell'Oratorio del Santissimo Nome di Gesù, dove fa bella mostra di sé una interessante tavola del XIV secolo di Luca Tommè. Nel rione di via San Marco, la Contrada della Chiocciola renderà visitabile la chiesa dei Santi Pietro e Paolo che conserva una pregevole tavola del '500 di Andrea del Brescianino e l'attiguo Museo che si arricchisce' di una consistente raccolta di paramenti, arredi e oreficerie. Si prosegue con la Contrada Priora della Civetta che svelerà il Museo situato nel Castellare degli Ugurgieri, la possente e suggestiva struttura organizzata per la difesa e l'autosufficienza delle maggiori famiglie senesi, e la chiesa di Sant'Antonio da Padova. Una ricca collezione di arredi sacri, intagli di grande pregio e reperti artistici tra cui un busto cinquecentesco in terracotta policroma di Lorenzo di Marianno detto il Marrina sono i tesori conservati nel Museo e nell'Oratorio di Santa Caterina già delle Monache del Paradiso della Contrada del Drago, mentre una vera e propria raccolta di arte senese del Cinque e Seicento si mostrerà ai visitatori del Museo e della Chiesa di San Giovanni Battista della Staffa della Contrada del Leocorno. Ricca di opere del Seicento senese è inoltre la Chiesa di San Sebastiano della Contrada della Selva. Sabato 19 settembre protagoniste altre 6 Consorelle a partire dalla Contrada Imperiale della Giraffa che aprirà l'Oratorio della Congregazione del Suffragio (cripta della Basilica di Provenzano) e il Museo in via delle Vergini dove sono custoditi alcuni drappelloni vinti dalla contrada, realizzati da celebri maestri come Renato Guttuso e Riccardo Tommasi Ferroni. Nell'Oratorio dei Santi Vincenzo e Anastasio della Contrada Sovrana dell'Istrice sarà possibile ammirare un'opera quattrocentesca di Sano di Pietro. Una bellissima nicchia posta sopra il portale dell'Oratorio di San Gaetano da Thiene della Nobile Contrada del Nicchio, caratterizza ancora oggi il cuore del rione dei Pispini insieme a numerosi affreschi di Giuseppe Nicola e Apollonio Nasini con gli episodi della vita di San Gaetano, mentre il Museo della Contrada Capitana dell'Onda, allestito nella cripta dell'Oratorio di San Giuseppe, custodisce anche i gessi dello scultore ottocentesco Giovanni Duprè. La Contrada della Pantera svelerà al pubblico il Museo di via San Quirico e la Chiesa di San Niccolò al Carmine. Numerose opere d'arte tra cui due tele di Rutilio Manetti e un dipinto del Sodoma con "Cristo che sale al Calvario", sono i cimeli custoditi nel Museo di via Salicotto e nell'Oratorio di San Giacomo nella Contrada della Torre. Sabato 26 settembre il tour degli antichi luoghi porterà a scoprire la Nobile Contrada dell'Aquila che custodisce, nel Museo del Casato di Sotto, il drappellone più antico tra quelli tenuti dalle Contrade. In contemporanea anche la Contrada della Lupa aprirà il Museo di via Vallerozzi e l'Oratorio di San Rocco, mentre la Nobile Contrada dell'Oca svelerà, tra le altre testimonianze artistiche, "Santa Caterina", la scultura lignea policroma di Neroccio di Bartolomeo situata nell'Oratorio di Santa Caterina in Fontebranda. La Contrada della Tartuca, aprirà le porte dell'Oratorio di Sant'Antonio da Padova e del Museo di via Tommaso Pendola. La Contrada del Valdimontone chiude il ciclo dei 17 popoli con l'apertura al pubblico del suo Oratorio della Santissima Trinità, che contiene opere di Ventura Salimbeni, Alessandro Casolani e Raffaello Vanni. E da sabato 3 ottobre ricomincerà il ciclo di aperture per un calendario che proseguirà fino a maggio, offrendo tante ed esclusive occasioni per poter conoscere meglio la storia di Siena e del Palio attraverso le testimonianze dei luoghi più segreti e intimi delle Contrade.
lunedì 20 luglio 2009
MACCHINE! Spirito della meccanica tra i fondi d’oro
Il gruppo cultura della Contrada della Torre ed il circolo culturale i Battilana organizzano per mercoledì prossimo 22 luglio 2009, alle ore 18, una visita guidata alla mostra “MACCHINE! Spirito della meccanica tra i fondi d’oro”.Per partecipare è necessario segnarsi nel cartello affisso sulla bacheca di Società.
Il ritrovo è previsto alle ore 17.50 davanti alla Pinacoteca Nazionale di Siena in via San Pietro 29.
Illustrerà la visita il dottor Gabriele Borghini, Soprintendente per i beni storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Siena e Grosseto e curatore della mostra.
Il prezzo del biglietto è di 2 euro. La visita è gratuita per le persone di età inferiore ai 18 anni o superiore ai 65 anni. La mostra “ MACCHINE! Spirito della meccanica tra i fondi d’oro”, in occasione dei cento anni dalla pubblicazione del manifesto del Futurismo, propone automobili e motociclette d’inizio Novecento (elementi tipici dell’idea di velocità tipica del movimento futurista) insieme alle splendide tavole dipinte a fondo oro della tradizione senese, e modelli anatomici, in gesso o cera, (che mostrano la meccanica interna della macchina umana) accanto alle tele cinquecentesche di Domenico Beccafumi. Particolarmente interessante è anche la sezione relativa al Palio, nella quale è esposta l’opera di Corrado Forlin “Splendore simultaneo del Palio di Siena” del 1937, uno dei pochi esempi di pittura futurista che abbia come soggetto la nostra Festa. A fare da sfondo al quadro, è un allestimento teatrale a cura di Andrea Milani, tratto da “Il Palio di Siena” di Duilio Cambellotti con riferimenti a disegni di bandiere di quel periodo conservate nei musei delle diciassette contrade e decorate con motivi geometrici e raggisti.
venerdì 17 luglio 2009
MANGIA & BEVI 2009

Stasera si inaugurerà la settimana enogastronomica "Mangia & Bevi", fin dal 1976 uno degli eventi più attesi dell'anno sia dai Torraioli, sia da tanti senesi, sia dai tanti ospiti di Siena, perchè è da sempre una delle feste di Contrada dove si mangia e si beve meglio.
L'offerta gastronomica è come sempre varia ed accontenta tutti i gusti, sarà possibile mangiare antipasti e piatti della tradizione senese al Chiassino, oppure all'Osteria o alla Sosta, chi preferisce una buona Pizza sarà accontentato in Terrazza, mentre bistecche, costoleccio e salcicce vi aspetteranno alla Braceria nei giardini di via del Sole, fritto misto ai vecchi lavatoi di via del Sole alla Friggitoria; per proseguire con dolci fatti in casa, bibite e gelati presso il Salotto nella piazzetta delle donne, e per finire in bellezza si può sempre degustare un buon bicchiere di vino presso l’Enoteca del Sole. Chi preferisce una birra con un hot dog o un hamburger sarà servito fino a tarda notte alla Birreria. Dopo cena ci saranno intrattenimenti vari, con musica e per i più piccini, ma non solo, la tradizionale pista dei barberi.
Per prenotarsi è necessario chiamare la custode sig.ra Gabriella Falchi al numero 349-7372342
mercoledì 15 luglio 2009
Un sonetto per la nostra festa titolare

Nel cuore dell’estate va gioiosa
tutta la Torre lieta a festeggiare
alzando al cielo le bandiere care
sempre compatta e sempre fiduciosa.
Nell’aria v’è il profumo di una rosa
che allieta i cuori e fa desiderare
San Giacomo e Sant’Anna qui a vegliare
questa Contrada grande ed orgogliosa.
Poi ogni strada baldi percorriamo,
c’è tutta Siena che davver ci ammira
per ogni rione a cui l’omaggio diamo.
Così ogni torraiolo che sospira
pieno d’ardore e sentimento vero
in Salicotto torna forte e fiero.
mercoledì 8 luglio 2009
Un nuovo collaboratore
Salve a tutti carissimi amici torraioli. Finalmente anche io sono fra voi. Ci conosciamo ormai da qualche annetto ma un po' per pigrizia e un po' perchè cronicamente imbranato nelle faccende informatiche, non avevo finora partecipato a questo bellissimo blog, uno strumento fondamentale soprattutto per chi come me e come molti di noi sono lontani fisicamente dalla nostra amata Torre. Vi prometto che cercherò presto di rifarmi del tempo perduto e offrirò il mio modesto contributo per arricchire la già nutrita colonia di internauti che rendono questo spazio accogliente e sempre emozionante grazie a questo rosso cremisi sullo sfondo. Un grazie particolare a Berio che mi ha invitato nuovamente a far parte del gruppo. Vi abbraccio tutti e ci vediamo presto nella più bella delle città, dove fra poco più di un mese il torrione sarà in piazza, più compatto e più determinato che mai, pronto a mostrare a tutta Siena qual'è la contrada più bella.
lunedì 6 luglio 2009
Estrazione 5 luglio 2009
Ringrazio Simone che ha fatto questo video mentre ero "impegnato a saltare" !!!
domenica 5 luglio 2009
5/7/2009 ore 19.07 ... ci siamo anche noi!!!
Alle ore 19.07 del 5 Luglio 2009 la dea bendata ha guardato il nostro popolo ... ed ha scelto anche noi tra le 10 pretendenti al prossimo Palio del 16 Agosto. Poco importa se prima di noi è stata estratta la Pantera e dopo di noi l'Aquila. A noi interessava solo vedere la bandiera rosso cremisi spuntare alle trifore del piano inferiore. Ed il nostro desiderio s'è avverato! Quando la bandiera con il sole è apparsa al nono posto alle trifore in tutta la Piazza s'è levato un grande boato: CI SIAMO ANCHE NOI!!! Al nostro Capitano ed ai suoi collaboratori arrivino il nostro sostegno ed i nostri auguri di buon lavoro. W la Torre!!!
domenica 28 giugno 2009
Stammi vicino, che cresco meglio
Non so neanche io perchè lo scrivo qui. La sera prima del 29 è tempo di Palio, a chi può interessare tutto ciò? C'entra con tutto questo? Con il Palio, con le emozioni che ognuno di noi sta vivendo e con la terra in piazza? Per me si, per me lo è ogni anno.
Nel 20 Luglio del 1934 nasceva Antonio Moscioni a Siena e moriva a Tivoli nel 26 Giugno del 2006.
Chi è Antonio Moscioni, direte ora voi. Era mio zio, nato in via di Salicotto, l'uomo che da piccino mi ha insegnato di Palio e di vita.
Si spegneva tre anni fa dopo aver sofferto e gioito, festeggiato solo un anno prima da casa la sua Contrada che da 44 anni non vedeva vincere. Festeggiato da casa, perchè non poteva già muoversi.
Ma il mio non vuole essere un racconto triste, amici miei. Vuole essere un incisione su una lastra di marmo, di quelle incisioni che neanche i secoli possono cancellare.
Quell'uomo burbero e divertente che mi teneva sulle ginocchia è lo stesso che mi comprava l'acqua al bar Salicotto. Lo stesso che mi ha cresciuto trasmettendomi questo amore. Perchè nessuno me l'ha comandato di avere il cuore fuori la gola, le farfalle nel petto. Di morire d'amore per quella bandiera. E' colpa tua Zio, è colpa solo tua! Sempre se amare troppo è una colpa ed insegnare ad amare è la sua derivazione.
Ero così piccolo quando misi al collo quel fazzoletto, così piccolo quando vidi un cittino con il fazzoletto che toccava la terra e mi misi a ridere. Tu rispondesti "crescerà anche lui".
Una frase stupida, vero? Ma che m'insegno la contrada meglio di molte altre, meglio dei mille altri racconti. Mio zio era uno di quelli che aveva fatto a cazzotti, di quelli che avevano un pezzo del Palio della pace. Quando morì per due anni sono stato lontano da Siena, dal Palio.
Non voglio più, fa troppo male! Gridai a me stesso. Solo l'anno scorso non ce la feci più, il rosso della bandiera mi chiamava, la terra in piazza cantava e a me sembrava fosso soltanto per me.
Si, avrei voluto fosse ancora una volta lì su una seggiola di legno a sorridermi e dirmi qualche parola. Così tante volte ti vorrei ancora con me. Ma sono grande sai? Adesso ho imparato tante ed ho fatto così tante cose di cui saresti fiero di me. Quelle cose che ti rendevano felice. Ed ogni volta che la Torre sarà in piazza, io non mancherò perchè così in qualche modo ci sarai anche tu.
Perdonatemi se ho usato questo spazio, in questi giorni sacri. Non so neanche io cosa ho scritto, se ho scritto tutto quello che sento dentro. Io che amo questa città e questa Contrada perchè qualcuno l'ha amata prima e più di me sicuramante e sopratutto mi ha mostrato il modo, lasciandomi la libertà di scegliere. Perchè se ora sono qui in questo blog, se ho conosciuto voi, se abbiamo sofferto, pianto e riso insieme lo debbo ad un solo uomo, il più grande che la mia vita abbia mai conosciuto.
Ciao Zio, che il tuo pezzo di paradiso sia Rosso... come sangue d'eroi!
Con affetto
Daniele

Ps: Per la Cronaca è quello sulla sinistra
Nel 20 Luglio del 1934 nasceva Antonio Moscioni a Siena e moriva a Tivoli nel 26 Giugno del 2006.
Chi è Antonio Moscioni, direte ora voi. Era mio zio, nato in via di Salicotto, l'uomo che da piccino mi ha insegnato di Palio e di vita.
Si spegneva tre anni fa dopo aver sofferto e gioito, festeggiato solo un anno prima da casa la sua Contrada che da 44 anni non vedeva vincere. Festeggiato da casa, perchè non poteva già muoversi.
Ma il mio non vuole essere un racconto triste, amici miei. Vuole essere un incisione su una lastra di marmo, di quelle incisioni che neanche i secoli possono cancellare.
Quell'uomo burbero e divertente che mi teneva sulle ginocchia è lo stesso che mi comprava l'acqua al bar Salicotto. Lo stesso che mi ha cresciuto trasmettendomi questo amore. Perchè nessuno me l'ha comandato di avere il cuore fuori la gola, le farfalle nel petto. Di morire d'amore per quella bandiera. E' colpa tua Zio, è colpa solo tua! Sempre se amare troppo è una colpa ed insegnare ad amare è la sua derivazione.
Ero così piccolo quando misi al collo quel fazzoletto, così piccolo quando vidi un cittino con il fazzoletto che toccava la terra e mi misi a ridere. Tu rispondesti "crescerà anche lui".
Una frase stupida, vero? Ma che m'insegno la contrada meglio di molte altre, meglio dei mille altri racconti. Mio zio era uno di quelli che aveva fatto a cazzotti, di quelli che avevano un pezzo del Palio della pace. Quando morì per due anni sono stato lontano da Siena, dal Palio.
Non voglio più, fa troppo male! Gridai a me stesso. Solo l'anno scorso non ce la feci più, il rosso della bandiera mi chiamava, la terra in piazza cantava e a me sembrava fosso soltanto per me.
Si, avrei voluto fosse ancora una volta lì su una seggiola di legno a sorridermi e dirmi qualche parola. Così tante volte ti vorrei ancora con me. Ma sono grande sai? Adesso ho imparato tante ed ho fatto così tante cose di cui saresti fiero di me. Quelle cose che ti rendevano felice. Ed ogni volta che la Torre sarà in piazza, io non mancherò perchè così in qualche modo ci sarai anche tu.
Perdonatemi se ho usato questo spazio, in questi giorni sacri. Non so neanche io cosa ho scritto, se ho scritto tutto quello che sento dentro. Io che amo questa città e questa Contrada perchè qualcuno l'ha amata prima e più di me sicuramante e sopratutto mi ha mostrato il modo, lasciandomi la libertà di scegliere. Perchè se ora sono qui in questo blog, se ho conosciuto voi, se abbiamo sofferto, pianto e riso insieme lo debbo ad un solo uomo, il più grande che la mia vita abbia mai conosciuto.
Ciao Zio, che il tuo pezzo di paradiso sia Rosso... come sangue d'eroi!
Con affetto
Daniele
Ps: Per la Cronaca è quello sulla sinistra
giovedì 18 giugno 2009
Riflettendo ...
Mi ritrovo qui, davanti al mio computer, questa sera, quasi a mezzanotte, nonostante sia stanco per il lavoro, a scrivere due righe al volo, su una cosa che mi è passata questa sera per la mente.
Vivo qui a Siena dal 2002 e, desideroso di entrare a vivere la vita di contrada, della nostra contrada, speravo di riuscire a conoscere tante persone, e, magari, con qualcuna di queste persone di legare più che con altre, per sentirmi parte di un piccolo gruppo in una grande contrada.
La mia fortuna è che il destino mi ha fatto conoscere tante persone nei primi anni qui a Siena, ma soprattutto molte di più, dopo quella magica serata di qualche anno fa.
Con molti di voi ci siamo conosciuti anni fa, con altri più recentemente, ma con tutti si sta bene insieme, si vive lontani centinaia di chilometri, ma quando ci si ritrova è come se stessimo sempre insieme.
In questi giorni, per motivi organizzativi, vi ho contattato per e-mail per avere da voi alcune informazioni per poter meglio gestire i nostri ritrovi in contrada nelle varie occasioni.
Con mia grande gioia mi sono accorto che quello che desideravo trovare anni fa, ovvero un gruppo che mi accogliesse, l'ho invece creato io. Ad oggi siamo circa una ventina.
Non sono nato sulle lastre, ma qui ho creato la mia famiglia, e so benissimo come ci si sente lontani dalla Torre e da Siena.
Vi ho offerto con il passare del tempo la mia amicizia e la mia disponibilità ad avere un punto di riferimento a Siena, nella Torre e voi vi siete fidati di me, mi avete dato la vostra amicizia.
Non fate finta di non capire, parlo proprio con voi ... e non faccio i nomi, per dilungarmi troppo.
Grazie di cuore.
Grazie perché insieme formiamo un piccolo gruppo, che fa parte di un grande popolo.
Vivo qui a Siena dal 2002 e, desideroso di entrare a vivere la vita di contrada, della nostra contrada, speravo di riuscire a conoscere tante persone, e, magari, con qualcuna di queste persone di legare più che con altre, per sentirmi parte di un piccolo gruppo in una grande contrada.
La mia fortuna è che il destino mi ha fatto conoscere tante persone nei primi anni qui a Siena, ma soprattutto molte di più, dopo quella magica serata di qualche anno fa.
Con molti di voi ci siamo conosciuti anni fa, con altri più recentemente, ma con tutti si sta bene insieme, si vive lontani centinaia di chilometri, ma quando ci si ritrova è come se stessimo sempre insieme.
In questi giorni, per motivi organizzativi, vi ho contattato per e-mail per avere da voi alcune informazioni per poter meglio gestire i nostri ritrovi in contrada nelle varie occasioni.
Con mia grande gioia mi sono accorto che quello che desideravo trovare anni fa, ovvero un gruppo che mi accogliesse, l'ho invece creato io. Ad oggi siamo circa una ventina.
Non sono nato sulle lastre, ma qui ho creato la mia famiglia, e so benissimo come ci si sente lontani dalla Torre e da Siena.
Vi ho offerto con il passare del tempo la mia amicizia e la mia disponibilità ad avere un punto di riferimento a Siena, nella Torre e voi vi siete fidati di me, mi avete dato la vostra amicizia.
Non fate finta di non capire, parlo proprio con voi ... e non faccio i nomi, per dilungarmi troppo.
Grazie di cuore.
Grazie perché insieme formiamo un piccolo gruppo, che fa parte di un grande popolo.
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