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mercoledì 12 agosto 2009

Tra sacro e profano



Manco poco, manca così poco che mi manca di già l'aria. La notte divora il giorno, mentre il sole attende per scandirne un altro. Uno soltanto che mi separa da Siena. Uno soltanto prima che tutto abbia inizio. Un cielo dai colori indefiniti è carico di stelle e di segni, che vedo io soltanto perché io stesso li produco. Forse no, sono segni indelebili scritti con un gesso divino a cui io non so dare significato. Non capisco, io che non sono né un augure né un sacerdote.
Sale sulle labbra una preghiera soffocata tra i denti, mentre lo stomaco scalpita e la mente vola. Una preghiera che non ha parole e non ha Dio o forse ce l'ha celato dietro una lingua antica che non conosco.
Come scrivere dell'emozione prima del Palio? Del fremito che è come un brivido che anticipa la febbre, come un colpo perso al cuore che annuncia l'amore. Delle mille speranze appese ai fili di una notte che non ha colore e brilla soltanto. Speranze che volano così in alto, giocando con la luna chiara e che si perdono fino a confondersi con la luna stessa.
Dal petto mi sale una litania a Dio o al Dio delle speranze. In uno nodo alla gola che si mischia e si confonde tra sacro e profano, tra amore ed odio, tra gioia e disperazione. Confusione. Com'è pesante la testa! Che abbia preso tutto ciò che avevo nello stomaco e nel cuore, che ora sono vuoti nell'attesa che si consuma?
Fremente una campana suona cupa, ma è solo nella mia testa così come l'odore di tufo ed i canti. Sono solo in questa stanza. A chi donare le mie preghiere? Quali rituali od opportuni scongiuri è giusto ch'io faccia? A chi affidare le mie speranze di cui sono colmi i miei sogni tutte le notti?
Chiudo gli occhi e mi perdo in un sole che brilla in un cielo rosso cremisi e piango. Per questa dolcezza fremente, per questo attesa snervante colma d'amore.

Questo è il Palio e presto sarà tutto cominciato....

domenica 28 giugno 2009

Stammi vicino, che cresco meglio

Non so neanche io perchè lo scrivo qui. La sera prima del 29 è tempo di Palio, a chi può interessare tutto ciò? C'entra con tutto questo? Con il Palio, con le emozioni che ognuno di noi sta vivendo e con la terra in piazza? Per me si, per me lo è ogni anno.
Nel 20 Luglio del 1934 nasceva Antonio Moscioni a Siena e moriva a Tivoli nel 26 Giugno del 2006.
Chi è Antonio Moscioni, direte ora voi. Era mio zio, nato in via di Salicotto, l'uomo che da piccino mi ha insegnato di Palio e di vita.
Si spegneva tre anni fa dopo aver sofferto e gioito, festeggiato solo un anno prima da casa la sua Contrada che da 44 anni non vedeva vincere. Festeggiato da casa, perchè non poteva già muoversi.
Ma il mio non vuole essere un racconto triste, amici miei. Vuole essere un incisione su una lastra di marmo, di quelle incisioni che neanche i secoli possono cancellare.
Quell'uomo burbero e divertente che mi teneva sulle ginocchia è lo stesso che mi comprava l'acqua al bar Salicotto. Lo stesso che mi ha cresciuto trasmettendomi questo amore. Perchè nessuno me l'ha comandato di avere il cuore fuori la gola, le farfalle nel petto. Di morire d'amore per quella bandiera. E' colpa tua Zio, è colpa solo tua! Sempre se amare troppo è una colpa ed insegnare ad amare è la sua derivazione.
Ero così piccolo quando misi al collo quel fazzoletto, così piccolo quando vidi un cittino con il fazzoletto che toccava la terra e mi misi a ridere. Tu rispondesti "crescerà anche lui".
Una frase stupida, vero? Ma che m'insegno la contrada meglio di molte altre, meglio dei mille altri racconti. Mio zio era uno di quelli che aveva fatto a cazzotti, di quelli che avevano un pezzo del Palio della pace. Quando morì per due anni sono stato lontano da Siena, dal Palio.
Non voglio più, fa troppo male! Gridai a me stesso. Solo l'anno scorso non ce la feci più, il rosso della bandiera mi chiamava, la terra in piazza cantava e a me sembrava fosso soltanto per me.
Si, avrei voluto fosse ancora una volta lì su una seggiola di legno a sorridermi e dirmi qualche parola. Così tante volte ti vorrei ancora con me. Ma sono grande sai? Adesso ho imparato tante ed ho fatto così tante cose di cui saresti fiero di me. Quelle cose che ti rendevano felice. Ed ogni volta che la Torre sarà in piazza, io non mancherò perchè così in qualche modo ci sarai anche tu.

Perdonatemi se ho usato questo spazio, in questi giorni sacri. Non so neanche io cosa ho scritto, se ho scritto tutto quello che sento dentro. Io che amo questa città e questa Contrada perchè qualcuno l'ha amata prima e più di me sicuramante e sopratutto mi ha mostrato il modo, lasciandomi la libertà di scegliere. Perchè se ora sono qui in questo blog, se ho conosciuto voi, se abbiamo sofferto, pianto e riso insieme lo debbo ad un solo uomo, il più grande che la mia vita abbia mai conosciuto.

Ciao Zio, che il tuo pezzo di paradiso sia Rosso... come sangue d'eroi!

Con affetto

Daniele


Ps: Per la Cronaca è quello sulla sinistra